AA. VV.
DAL DAGHERROTIPO AL DIGITALE

LA FOTOGRAFIA E LE SUE TECNICHE

Università degli Studi di Pavia

Museo della Tecnica Elettrica (MTE)

La storia della fotografia, l’invenzione che quest’anno festeggia il suo 180° compleanno, è sempre stata frutto di emozioni, ricerche, innovazioni infinite che non si fermano né conoscono frontiere passando da arte riservata a pochi a mezzo di comunicazione universale.

 

Due sono i principi su cui questo mezzo si basa, quello estetico-creativo e quello tecnologico ma se la sua storia si è giustamente identificata con quella dei grandi autori che l’hanno realizzata, meno attenzione è stata riservata alla straordinaria evoluzione delle sue tecniche.  In questa mostra ci si concentra proprio su questo aspetto esponendo in apposite teche delle vere e proprie rarità – pezzi originali antichi raramente visti da vicino – accompagnate da pannelli che spiegano i diversi procedimenti.

 

Si parte dai dagherrotipi, monotipi che non potevano essere duplicati (per farlo si dovrà aspettare il 1841 con l’invenzione dei negativi da parte di Henry Fox Talbot) per passare agli ambrotipi, alle ferrotipie, alle carte salate, alle diapositive su vetro, alle carte de visite e alle vere e proprie curiosità come le diapositive autocrome dei fratelli Lumiére e le stampe “al chiaro di luna”.

 

Non si tratta di uno sguardo solo rivolto al passato perché in mostra compaiono anche opere di autori contemporanei (Beniamino Terraneo con i suoi dagherrotipi, Stefania Ricci con le cianotipie, Paolo Marcolongo con clichè verre e kyrlian, Federico Patrocinio con la fotografia stenopeica, Roberto Montanari con la gomma bicromatata, Dino Silingardi con le stampe al platino e al carbone, Erminio Annunzi con la stampa ad annerimento, Beppe Bolchi con il distacco polaroid in bottiglia, Edoardo Romagnoli con la stampa su seta) che si dedicano a queste antiche tecniche come anche alle più recenti con risultati sorprendenti. 

 

Anche alla contemporaneità è dedicato molto spazio: da una parte con esempi di pellicole, negativi, stampe dell’epoca analogica e Polaroid che con la possibilità di ottenere immagini in copia unica e in tempo reale ha in qualche modo saldato l’antica tecnica del monotipo in dagherrotipia con l’immediatezza del digitale, dall’altra con una riflessione sul passaggio dalla camera oscura alla camera chiara ha portato a una varietà di soluzioni che vanno dalla stampa lambda a quella ai pigmenti di carbone, dalla fine art alla stampa su materiali diversi come il propilene, il metallo, il plexiglass.  

 

Roberto Mutti

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