Roberto Figazzolo
BERLINALE.67

EDiSU Pavia

Collegio Fratelli Cairoli

 

Il fotografo che riflette su se stesso, il suo lavoro, i suoi mezzi, i luoghi e i linguaggi dell’immagine liquida, in movimento, in continuo divenire. Che si tratti di una fotografia o di una sequenza cinematografica.


Roberto Figazzolo ogni anno insegue la contemporaneità e l’originalità dei movies attraverso i festival d’autore. Il suo lungo viaggio, in motocicletta, è già di per sé simbolico della tensione verso una realtà dinamica, in trasformazione, priva di visioni univoche così come di gerarchie. Arriva alla Berlinale, il tempio della migliore cinematografia europea, dove tutto dovrebbe essere perfetto e rappresentare certezze, punti di arrivo; e invece anche qui nulla si condensa e si stabilizza, le interferenze si moltiplicano, il senso di spaesamento disorienta. Anzi, dentro e fuori le autorevoli sedi della rassegna voci, suoni e rumori si mischiano e confondono; spazi, gesti, volti e atteggiamenti interferiscono gli uni con gli altri; luci e colori si mixano in un flusso continuo che ti risucchia. Immagini meglio definite si accavallano a quelle indefinite, entrambe ambigue e contraddittorie, dove non riesci a individuare un focus né tecnico – quello della negata “messa a fuoco” e del “mosso controllato”, per lo slabbrarsi dei contorni, per lo sbiadire delle cromie - né contenutistico, perché anche il messaggio si confonde, pare casuale, banale o per lo meno marginale.


L’autore ci rassicura: poco importa se il punto di vista, l’inquadratura, le luci non sono canoniche; l’importante è cogliere l’attimo di un’urgente sollecitazione visiva o emotiva e vivere così, anche in modo imperfetto, un’esperienza autentica e perfetta.

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